Categories: General
      Date: Feb 16, 2018
     Title: STAGIONE CAMERISTICA 2018 | IL PROGRAMMA DEI CONCERTI
L'Accademia Filarmonica è lieta di annunciare la nuova stagione cameristica per l'anno 2018, nelle due consuete rassegne “Il Quartetto in Sala Mozart. Serate Musicali 2018”, che giunge quest’anno alla sua undicesima edizione, ed “Il sabato all’Accademia" che vede nuovamente il coinvolgimento dei Solisti dell’Orchestra Mozart.

Stagione cameristica 2018

La stagione cameristica 2018 propone, come di consueto, due percorsi: “Il Quartetto in Sala Mozart. Serate Musicali 2018”, che giunge quest’anno alla sua undicesima edizione ed è articolato in tre appuntamenti, tra aprile e giugno, ospitando quartetti d’archi di fama internazionale e “Il sabato all’Accademia”, ciclo di dieci concerti pomeridiani, da marzo a novembre, che vede nuovamente il coinvolgimento dei Solisti dell’Orchestra Mozart. Anche quest’anno per i giovani under 30, per gli studenti dell’Università di Bologna e del Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna c’è un biglietto speciale al prezzo agevolato di 8 euro per i tutti concerti di entrambe le rassegne.

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Quattro voci, quattro mani al massimo a cura di Piero Mioli

In principio era Bach, sembra dire ad alta voce il programma 2018 del sabato accademico. La storiografia della musica direbbe il contrario, magari, e a bassa voce come le compete davanti alla realtà della musica, all'eterna Frau Musika: il sommo Johann Sebastian fu il suggello dello stile barocco, fu l'addio al contrappunto rinascimentale, fu il congedo dal canto luterano. Ma come strumentista, alla tastiera soprattutto e all'archetto, Bach è stato e continua a essere un capostipite, suo malgrado travolgendo un Frescobaldi, un Corelli, uno Scarlatti, e seguitando a capitanare la programmazione concertistica.

Eccone infatti la Ciaccona violinistica celeberrima in apertura del primo concerto (17 marzo): con tanto avvio, gli altri autori possono essere i disparati Ravel e Kodály. A seguire (24 marzo) ancora violino e violoncello ma in compagnia di un pianoforte e di un benvenuto clarinetto: Brahms? Stravinskij, piuttosto, con una suite italiana del Pulcinella (balletto ispirato al Settecento, a Pergolesi, a Napoli) e la sempre citata ma poco sentita Histoire du soldat, opera composta durante la Grande Guerra e per questo sacrificata d'organico eppure sempre così eloquente: le danze sono più che internazionali, tra un valzer viennese, un tango argentino e un ragtime afro-americano. Tutto novecentesco, il concerto comprende anche un lavoro di Hindemith e A time for the evening appartenente alla maturità di Nicola Sani.

Con la citata ciaccona di Bach comincia anche il concerto del 21 aprile: per pianoforte, però, nella trascrizione o meglio ricomposizione tastieristica di Busoni sotto le mani di Francesco Grano (dalla famosa accademia imolese); lungo e articolato, il resto pullula di altri otto pezzi, quasi tutti trascritti, di cui due ancora di Bach. È più austero il programma del 5 maggio, quando un classico di violino e pianoforte si circoscrive a Ravel, Poulenc e Schumann. Se poi la primavera prosegue con l'organo di Mozart e con il pianoforte di Schumann e Brahms, l'autunno riprende con il canto di Rossini, il trio di Debussy e Schubert, un singolare pianoforte russo-americano (e doppio, cioè per due strumenti), per finire con un quartetto che fra un classico e un romantico interpone un lavoro del grande, per fortuna sempre meno ignoto Alfred Šnittke.

Il quale offre il destro per lumeggiare il ciclo parallelo del quartetto, quel Quartetto in Sala Mozart che è fiore all'occhiello della cameristica bolognese se non per altro per la cornice ideale. L'assieme di quattro archi è l'organico più classico, più nobile, più compiuto possibile, grazie alla spaziatura della gamma dal grave del cello al sovracuto del violino ma anche a quel sacrificio timbrico che s'impone a una partitura di fondarsi solo sulla corda strofinata. Anche per questo il quartetto è composizione dotta, austera, complessa, insomma corposa; e anche per questo ogni programma di concerto tende a limitarsi a un paio di brani. Così il concerto dell'11 aprile coltiva due capolavori, tardi, di Beethoven e Dvořák; quello del 15 maggio si inasprisce con Šostakovič e si addolcisce con Schubert trattenendo in mezzo un pezzo contemporaneo di Arvo Pärt; quello del 4 giugno comprende il sovrano del quartettismo novecentesco ovvero Bartók e, del quartettismo ottocentesco, un principino come Schubert. Tanto, l'imperatore sarà sempre Beethoven; e il suo supremo Quartetto in Mi bem. magg. op. 127 avrà già dato il La alla prima delle tre serate filarmoniche.