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Davies: Concerto Accademico

Davies: Concerto Accademico

 

PRESENTAZIONE DI PETER MAXWELL DAVIES

Concerto Accademico per quartetto e orchestra d'archi (2012)

 

Il Concerto Accademico è stato commissionato dalla Regia Accademia Filarmonica di Bologna e dalla Stuttgart Kammerorchester. Questo lavoro è espressione della mia gratitudine e anche, in parte, un modo per presentare una qualifica accademica a seguito del Diploma che mi è stato conferito nel dicembre 2011 dall'Accademia di Bologna.

Il concerto per quartetto e orchestra d'archi ruota attorno al canto piano iniziale, che si ispira al momento in cui i discepoli iniziarono a parlare (o cantare) in lingue diverse, mai apprese, dopo la discesa dello Spirito Santo il giorno di Pentecoste.  Il canto piano è intessuto in tre quadrati magici, che si compongono di sei, nove e dieci serie di note di diversa durata e altezza, soggette a una trasformazione costante, che formano una matrice per una solida costruzione isometrica e proporzionale della forma, sia a livello della macrostruttura che della microstruttura.  La struttura superficiale è caratterizzata da un uso sapiente e accademico del contrappunto, del canone mensurale e da una torsione architettonica tonale che si protrae nel corso della composizione.

Ritengo che questi accorgimenti accademici non inibiscano in alcun modo l'invenzione spontanea, ma al contrario si dimostrano catalizzatori di un'esuberante fantasia strumentale, nonché un punto di partenza per un mutevole pensiero improvvisativo.

Il quartetto d'archi e il primo contrabbasso dell'orchestra sviluppano lentamente il canto piano, che viene seguito da una breve, lenta introduzione che lo amplia e lo innesta nei quadrati magici, in cui il quartetto coglie e tiene sospesi i tre accordi dell'orchestra che stanno alla base del discorso tonale del Concerto.

La coda piena e sonora confluisce direttamente in un adagio molto, in cui per la prima volta vengono seguite le implicazioni tonali degli accordi tenuti.  Alla fine di questa sezione lenta, il tema all'unisono del quartetto si sviluppa sull'accompagnamento dell'orchestra, che richiama le campane della chiesa di Grotte di Castro, nel Lazio, luogo in cui ho composto il Concerto.

Tre canoni mensurali accademici con accelerando, conducono senza interruzioni a un finale veloce.  La notazione ritmica di uno dei canoni è talmente complessa, che ho ritenuto opportuno richiedere al violoncellista di suonare "con buonumore".

Il finale presenta numerosi richiami alla musica popolare per violino della Scozia e delle isole Orcadi, luogo dove vivo e in cui la società è ancora fortemente permeata dalla musica e dalla danza popolari.  La veloce sezione centrale di "trasformazione", con la sua scrittura virtuosistica per il quartetto, suddiviso tra la sezione dei due violini e di viola e violoncello, trae la sua ispirazione dalla sinfonia "Scozzese" di Mendelssohn, che in passato ho spesso diretto.

Il breve riferimento tonale al movimento lento centrale e il conclusivo canone proporzionale in accelerando conducono a un finale assertivo, ma allo stesso tempo enigmatico.