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LA STAGIONE CAMERISTICA 2016 DELL'ACCADEMIA FILARMONICA

 

IL QUARTETTO IN SALA MOZART. SERATE MUSICALI 2016(>vai al calendario)


Undici pezzi in quattro volte

Non è da allora che l'Accademia fa sentire alla Bologna della musica dei quartetti d'archi, ma è solo dal 2008 che li fa sentire raccolti in una rassegna specifica, appunto quartettistica e basta. Tutti, praticamente, i grandi maestri del genere e della forma sono sfilati davanti agli occhi e hanno risuonato nelle orecchie degli spettatori del Quartetto in Sala Mozart, e tutti ritornano in questa nona edizione con qualche assenza (Brahms) e qualche visibile novità.

Quando un'opera di Mozart numera il catalogo Köchel cominciando con il 5 vuol dire che è in gioco un capolavoro dell'ultima (purtroppo) maturità: sarà il Quartetto K 589 ad aprire la serie, grazie al Quartetto della Scala che poi, facendo accomodare Silvia Chiesa e il suo violoncello, proporrà un quintetto di Schubert. Papà Haydn dà il via al concerto del Quartetto Doric, quasi per vedere il suo classicismo travolto da due pezzi di Beethoven (l'op. 132, con quella Canzona di ringraziamento alla Divinità da parte di un guarito che sembra sorgere dagli antri marini del Foscolo) e di Korngold (l'autore di tante colonne sonore per Hollywood, sì, ma sempre ben ferrato nel mestiere). Riecco poi il gruppo dove Apollo guida le Muse, il Quartetto Apollon Musagète (noto titolo stravinskiano, di balletto): un primo Beethoven, un tardo (se possibile) Schubert, il quasi matematico Langsamer Satz di Webern. Con il Quartetto Pacifica, vincitore del Grammy Award per la migliore interpretazione cameristica, entra nel cartellone odierno un grande sinfonista come Šostakovič, con l'undicesimo dei quindici quartetti che osa allungarsi per sette movimenti. Dopo, un'altra partitura di Haydn, e dopo ancora, in chiusura, quel Quartetto op. 59 n. 3 di Beethoven che con le opp. 59 nn. 1-2 era stato dedicato al principe Rasumovskij ed è il terzo dei mirabili Quartetti russi.

“In sala Mozart” ricorda il programma. Pleonastico? Forse sì, trattandosi della Regia Accademia Filarmonica di via Guerrazzi. O forse no, ché quasi mai una tipica musica da camera come il quartetto d'archi ha trovato una una cornice spaziale altrettanto propria nel triplo senso della tradizione, dello stile e dell'acustica.

 

 

IL SABATO ALL'ACCADEMIA (>vai al calendario)


Un salotto, un omaggio, molte sonate e amicizie

Quella dei quartetti è una libera rassegna, ma questa “del sabato” è proprio una stagione di concerti. Come tale, dunque, ha il dovere della varietà: non solo di autori ma anche di organici, non solo di pezzi ma anche di stili; e dove, dal programma, sbucano  Poulenc e Mariani, l'arpa e il clavicembalo, una chanson e una canzone, si direbbe proprio che la varietà è di casa.

A cominciare, il 5 marzo, sono le corte del violino e del pianoforte, strofinate le une da Laura Marzadori (concittadina, bisogna dirlo, tanto brava quanto giovane) e percosse la altre da Olaf John Laneri: apre Schubert, il compositore meno “trombone” della storia ma qui contemplato all'altezza di uno spettacolare Gran Duo, e chiude una quanto mai accattivante fantasia sulla Carmen di Bizet. A proposito di autori, sempre l'arpa dà le sue sorprese: affiancata agli archi dei singolari “salotti musicali parmensi”, eccola infatti esprimersi con Pierné, Ropartz e Cras. Dopo è la volta del Titano (nessuna retorica, stavolta è giustissimo): Beethoven è protagonista assoluto del concerto violoncello-pianoforte di Chiesa-Baglini, con due classiche sonate che incorniciano due ardue serie di variazioni.

Poi tocca a Francis Poulenc, maestro della contraddizione (perché uomo di fede e volterriano a vicenda) e autore, qui, di tre sonate, un trio, un'elegia, un sestetto per fiati e una tastiera (quando si dice la varietà). Ineludibili, oramai, i concerti mutuati e concordati in piena amicizia: due con l'Accademia Pianistica di Imola e la chiesa di S. Colombano (auspice Luigi Ferdinando Tagliavini) chiudono la metà invernal-primaverile della stagione; altri due, uno proposto dalla Scuola di Musica di Fiesole e l'altro composto dai Solisti dell'Accademia dell'Orchestra Mozart, aprono e chiudono la metà autunnale fino al 19 novembre. Nel mezzo, un benvenuto al canto: mezzosoprano, Lucia Rizzi canterà musiche da camera di Rossini, Mariani, Tosti e Verdi (anche Sgombra, o gentil, testo manzoniano così spesso citato e così poco eseguito). E per finire sul serio, il quartetto: sennonché il Quartetto Lyskamm lascerà stare certi nomi arcinoti d'Oltralpe per concentrarsi su certi compositori già aggregati all'Accademia e quindi assai bravi a passare dalla polifonia vocale al contrappunto strumentale

 

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