Stagione cameristica 2010
Il Quartetto in Sala Mozart. Serate musicali 2010
Sala Mozart, ore 20.30
Programma
Il sabato all’Accademia Filarmonica
Sala Mozart, ore 17.00
Programma
STELLA POLARE E DINTORNI
La programmazione musicale dell'Accademia Filarmonica per il 2010
Di Piero Mioli
A suo tempo sarà stato il provvido e generoso padre della sinfonia, e tale rimane certo anche oggi, ma nell'anno che viene sembrerà proprio il beniamino dell'Accademia Filarmonica di Bologna: Haydn, musicista classico non meno del titolare della Sala, il più giovane Mozart che gli dedicò sei splendidi quartetti, partecipa al ciclo del Quartetto in Sala Mozart non solo aprendolo, nel nome del quartetto op. 20 n. 4, ma anche comparendovi le altre tre volte con le opp. 77 n. 1, 71 n. 2 e 64 n. 5. Già, perché Franz Joseph fu anche il padre del quartetto d'archi, e fra il 16 marzo e il 3 giugno a onorarlo in quel di Bologna saranno il Quartetto Prometeo, il Quartetto di Cremona, il Quartetto Apollon Musagète, il Quartetto Minguet, formazioni di grande fama e bravura. Con Haydn come stella polare, le altre stelle del genere sono Beethoven, Šostakovič, Bartók, un nome da celebrarsi nel 2010 come quello di Schumann, alcuni nomi insoliti e interessanti quali Szymanowski, Penderecki e il giovane Pintscher (ospitato per una prima esecuzione italiana). E così il breve ciclo serale dell'Accademia, giunto alla terza annata, riesce a restare nobilmente cameristico senza rinunciare alla legittima panoramica storica, all'avventura post-classica e post-romantica; e anzi termina con quel capriccioso Quartetto in La magg. op. 41 n. 3 di Schumann che il finale, un prevedibile Allegro vivace, lo svaria con un sorprendente, pressoché schubertiano Quasi trio.
Ma era già stato una formazione a quattro, il 20 febbraio, ad avviare la nuova concertistica filarmonica: il Quartetto Savinio, anch'esso desideroso di ricordare Schumann, lo faceva, anzi lo farà accomunando Robert al minor amico Johannes (Brahms, minore ovviamente solo d'età). Per il resto la lunga stagione del sabato pomeriggio, che nella programmazione cittadina si è ritagliata uno spazio bello, buono e innegabile, e per il 23 ottobre s'è assicurata anche la presenza dei solisti dell'"Accademia dell'Orchestra Mozart", s'incarica ancora di ricordare e viaggiare alacremente: ricordare l'altro musicista che nacque nel 1810, un po' prima di Schumann, e cioè Chopin, e allungare lo sguardo fino al Novecento storico equilibrandosi fra pianoforte e altri strumenti a fiato, ad arco, a pizzico.
Il pianoforte solista brilla nella collaborazione con l'Accademia Pianistica di Imola, donde provengono due giovanissimi tastieristi pronti ad attaccare Chopin, Schumann, Ljadov, Skrjabin e Ljapunov (quest'ultimo proprio in chiusura, il 27 novembre con André Gallo). Ma non tace nemmeno in altre occasioni, il maestoso cordofono a percussione con cassa di risonanza: quando con violino e violoncello schizza trii di Haydn, Beethoven, Brahms; quando accompagna un flauto (quello del grande Jacques Zoon, con Bach, Pijper, Hindemith, Geraedts, Fauré), un violino (Mendelssohn, Brahms, Šostakovič), un violoncello (Brahms, Schumann, Respighi, Chopin); o quando torna solo soletto grazie ad Alexander Romanovsky, giovanissimo artista ucraino destinato a rinnovare i maggiori fasti del pianismo slavo. E il pizzico, non si diceva del pizzico? Anche gli archi sanno pizzicare le corde, ma il caso in oggetto è un duo di chitarre, Mela-Micheli, che il 24 aprile tocca e fugge con Ravel, Albéniz, Bach, Čajkovskij, Granados avendo aperto con La gazza ladra di Rossini per chiudere con Il barbiere di Siviglia dello stesso. Tutte trascrizioni, s'intende, ma di penna di pregio, e più che mai nello spirito, molto bolognese e molto filarmonico, della musica da camera, di una camera speciale come l'antica Sala Mozart sempre devota alla sua aristocratica vocazione.

